IL PUNTO
DEL GIORNO
Mobbing
violenza psicologica e persecuzione nei luoghi di lavoro
La
recente sentenza di Cassazione n. 143/2000 riporta di attualità il mobbing.
Il
mobbing è stato definito come un particolare fenomeno riconosciuto in ambito
lavorativo consistente in una forma di violenza psicologica e persecuzione
messa in atto da un superiore o da più colleghi di lavoro nei confronti di un
lavoratore vittima di continui e prolungati attacchi e ingiustizie che nel corso
del tempo portano l'individuo ad un crollo del suo equilibrio psicologico.
Come si riconosce un mobbing da un normale conflitto di lavoro,
attraverso alcuni criteri quali, l'aumento di dissidi con i colleghi,
l'esclusione dalle notizie o dalle
riunioni, è soggetto a pettegolezzi, è preso in giro dai colleghi per l'aspetto
fisico, la vigilanza è particolarmente attenta a perseguirlo, le richieste e le
proposte vengono rifiutate. Il mobbing ha trovato risposte concrete per la
Svezia che ha codificato le norme sulla persecuzione nei luoghi di lavoro. In
Germania si va diffondendo nelle aziende la figura del garante antimobbing. La
Svizzera proibisce tutte le forme di pressione psicologica. In Italia solo la
giurisprudenza se ne è occupata, anche se sono stati presentati ben cinque
progetti di legge di adeguamento.
Le sanzioni legate al mobbing in Italia comportano conseguenze sia sul
versante contrattuale che sulla salute del lavoratore. Le sanzioni civili di
risarcimento danni trovano riscontro negli artt. 2087 e 2043 cc, mentre quelle contrattuali sono previste
nell'art. 2103 cc. Per le sanzioni penali si fa riferimento al reato di lesioni
personali.
La citata sentenza di Cassazione - Sezione lavoro n. 143/2000 ha
respinto il risarcimento del danno di una lavoratrice per mancanza di prove
documentali e testimoniali, in sostanza le accuse non provate di mobbing hanno
giustificato il licenziamento per giusta causa per violazione del rapporto di
fiducia (la lavoratrice aveva rilasciato una intervista ad un quotidiano locale
di accuse alla direzione per molestie sessuali subite).
Mauro Porcelli.